'' Le malattie sono l'espressione della lotta che l'organismo compie per compensare i danni provocati irreversibilmente da esse ''

Omotossicologia - Hans-Heinrich Reckeweg

Il Fondatore dell’ Omotossicologia

L’ Omotossicologia origina in Germania negli anni 30-40 e si perfezionò nei decenni successivi grazie all’opera del medico tedesco Dott. Hans Heinrich Reckeweg (1905-1985) che ricevette una solida formazione in diverse discipline quali biochimica, fisiologia, immunologia, farmacologia grazie alle più eminenti personalità incontrate durante la formazione universitaria.

Acquisita la laurea in medicina nel 1929 si trasferisce a Berlino dove conosce i principi fondamentali dell’Omeopatia classica di Hahnemann; il livello di acquisizione è talmente elevato che nel 1936 fonda un’impresa farmacologica che formula preparati omeopatici complessi per diverse patologie.
La struttura industriale viene denominata Heel (Herba est ex lux):la pianta sorge dalla luce.

A questo punto il Dr.Reckeweg forte delle due forme di conoscenza legate sia alla moderna ricerca scientifica e sia alla esperienza individuale delle sostanze connessa con l’Omeopatia cerca di integrarle in un’unica visione che gli consenta ad un tempo di fare una corretta diagnosi clinica adeguata al proprio tempo e di utilizzare rimedi complessi preparati secondo i canoni della farmacopea omeopatica.

Dopo un lungo confronto con colleghi e ricercatori, dopo la pubblicazione di diverse decine di articoli, relazioni e saggi scientifici, dopo estesi dibattiti in diversi convegni scientifici dove sono riportati i risultati delle più recenti scoperte ecco che nasce l’ Omotossicologia caratterizzata da una dettagliata conoscenza dell’uomo sano e ammalato.

I Principi Fondamentali

In condizioni normali di salute l’organismo umano è un sistema di flusso aperto al mondo esterno che mantiene il suo equilibrio nonostante il mutare continuo delle condizioni sia esterne che interne e nonostante la diversità e la quantità delle sostanze con cui viene a contatto.

Tuttavia, per il fatto di vivere l’uomo è sempre esposto a fattori e sostanze che alterano o minacciano il suo equilibrio che sono denominate dall’ Omotossicologia.

Le Omotossine

Le omotossine possono essere esterne o esogene oppure interne o endogene.
Le tossine esogene sono quelle che derivano dall’inquinamento ambientale cioè da tutte le sostanze chimiche presenti nel suolo terrestre, nell’acqua, nell’aria e nell’ambiente domestico; dalle modalità di preparazione e di conservazione dei cibi; dall’uso esclusivo dei farmaci chimici e di prodotti per la cosmesi e l’igiene personale non naturali; dal contatto, infine, con parassiti e microrganismi patogeni.

Le tossine endogene sono quelle derivate dai prodotti intermedi dei metabolismi degli zuccheri, dei grassi e delle proteine e dai prodotti finali non sufficientemente elaborati o degradati e inattivati; da tutte quelle strane combinazioni ed interazioni chimiche che si vengono a formare nell’organismo, che non vengono riconosciute come proprie dallo stesso e che sono, in realtà, considerate come estranee.

Possono far parte di questo gruppo di tossine endogene, anche, le omotossine derivate dalla sfera psicologica, cioè, quelle generate da particolari condizioni di disagio interiore legato al disadattamento sociale o da quegli stati favorenti una permanente condizione di stress, ansia e depressione.

Se le omotossine non sono particolarmente aggressive e se la capacità di difesa reattiva dell’organismo è pronta ed efficace, allora, le tossine entrano ed escono facilmente dal nostro sistema di flusso senza creare interferenze e senza sbilanciare la condizione di equilibrio. Ma se, invece, le tossine sono molto violente ed hanno la tendenza ad aggredire in modo energico tutti i vari livelli di difesa predisposti, allora all’organismo non rimane altro che predisporre un ulteriore meccanismo supplementare di autodifesa: la malattia flogistica

Per Reckeweg la malattia flogistica è solo l’espressione della lotta dell’organismo contro le omotossine allo scopo di ridurle, inattivarle ed eliminarle in modo da poter provvedere al più presto alla riparazione dei danni da esse provocati nei vari tessuti.

La malattia, quindi, non deve essere, sempre, considerata come un’ attacco alla propria integrità o come una minaccia al proprio equilibrio, bensì come il tentativo da parte dell’organismo di reagire al dilagante stato tossinico che ha invaso diversi tessuti, organi ed apparati sino a ridurne le loro funzioni fisiologiche.

A seconda dell’entità dell’aggressione tossinica e della costante capacità di difesa attivata, l’organismo manifesterà quadri clinici differenti, classificati in 6 fasi di progressione che possono essere letti come differenti gradi e stadi di intossicazione.

  1. Fase di escrezione
    Le tossine sono facilmente eliminate tramite gli apparati e gli organi escretori: con le urine da parte dei reni; con le feci da parte dell’intestino; con i gas espirati da parte dei polmoni;
    con la sudorazione da parte della pelle; le tossine, infine, vengono rese inattive grazie all’attività metabolica del fegato e della colecisti.
  2. Fase di reazione
    Le tossine vengono eliminate attraverso un’ attivo processo di combustione ovvero tramite un processo infiammatorio acuto, locale o generalizzato accompagnato o no da febbre.
  3. Fase di deposito
    Le tossine che non sono state escrete dagli emuntori e che non sono state bruciate dai processi flogistici tendono ad accumularsi nel tessuto connettivale e mesenchimale che funge non solo da spugna assorbente per le tossine ma anche come zona privilegiata per le comunicazioni ed interazioni tra le varie parti dell’organismo.
    La presenza di una elevata concentrazione di tossine rappresenta un grosso ostacolo a questa comunicazione interna e determina una marcata compressione del parenchima cellulare.
  4. Fase di impregnazione
    Le tossine a questo punto, non comprimono più solo il parenchima cellulare ma attaccano le strutture cellulari stesse iniziando ad inibire i sistemi enzimatici in esse presenti.
  5. Fase di degenerazione
    Il perdurare dell’accumulo tossinico e il blocco enzimatico determinano danni permanenti agli organelli intracellulari e si accompagnano alla degenerazione dei tessuti per flogosi cronica e ad una evoluzione fibrotica o sclerotica.
  6. Fase neoplastica
    La costante stimolazione tossinica intracellulare aggredisce il nucleo cellulare e il DNA in esso contenuto con conseguente differenziazione cellulare e generazione di cellule anomale che possono prendere il sopravvento su quelle fisiologiche.

Se queste fasi vengono ordinate su una linea orizzontale si avranno:
Ecrezione-Reazione-Deposito (ancora reversibili)
Impregnazione-Degenerazione-Neoplasia (irreversibili)

Il Dr.Reckeweg ha sempre dato molta importanza alle prime tre fasi che comprendono quadri clinici dalla prognosi favorevole e dalla buona reattività alle tossine rispetto alle tre fasi successive che presentano patologie più gravi dalla prognosi sfavorevole e dalla bassa reattività alle tossine.

Ammalarsi stando all’interno delle prime tre fasi significa reagire bene alle tossine, avere buona capacità di escrezione e buone possibilità di autoguarigione; ammalarsi stando all’interno delle tre fasi successive significa farsi travolgere dallo stato tossinico generale, avere scarse capacità di eliminazione delle tossine e progressiva tendenza ad ammalarsi di patologie sempre più gravi che vanno dalle forme degenerative a quelle neoplastiche.

Quindi, per mantenere o ripristinare il proprio stato di salute si deve con regolarità abbassare il proprio stato tossinico favorendo il drenaggio costante del tessuto connettivale superficiale e profondo, favorendo il drenaggio costante degli apparati ed organi escretori, non soffocando la comparsa di malattie infiammatorie acute la cui evoluzione può essere tenuta sotto controllo usando rimedi omeopatici specifici, non abusando, infine, del consumo di farmaci antinfiammatori e antipiretici che bloccando la manifestazione infiammatoria o febbrile non permettono l’adeguata combustione delle tossine.

Con questi interventi, gestiti sempre sotto la guida di un medico esperto in questa disciplina, si cerca di aiutare l’organismo umano a ridurre sempre di più il carico tossinico in modo tale che lo stato di intossicazione non progredisca ulteriormente e non invada organi, tessuti e le parti più profonde delle cellule.

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