''Niente nella natura può farci del male se come uomini si è felici e in armonia con se stessi, con gli altri e con il mondo e se, soprattutto, si ha uno scopo per la propria vita, una meta da raggiungere, un' ideale da concretizzare''

Edward Bach

La vita di Bach

La floriterapia che prende il nome dal medico inglese Edward Bach (1886-1936) nasce nel 1928 nel Galles a seguito di un lungo cammino fatto dall’autore a contatto del dolore e della sofferenza altrui e personale e dall’anelito di alleviarla con qualsiasi mezzo.

A sedici anni Bach prese la decisione che prima di iscriversi alla facoltà di medicina avrebbe lavorato per tre anni nella fabbrica del padre dove conobbe le malattie degli operai sottoposti a lunghi turni di lavoro e i disagi legati alle carenti forme di assistenza sociale in caso di infortuni sul posto di lavoro.

Nel 1913 Bach viene abilitato a praticare la professione medica e diventa responsabile del pronto soccorso di un ospedale di Londra dove ha la possibilità di fare ogni tipo di esperienza medica.

Nel 1915 il dottore lavora anche nel suo studio privato di Londra dove viene in contatto con malati cronici e pazienti incurabili con i quali inizia la ricerca e la sperimentazione di nuovi rimedi.

In particolare arriva a scoprire che esiste una stretta relazione tra la tossiemia intestinale e la patologia cronica e che certi microrganismi intestinali si trovano in maggior quantità nei pazienti affetti da malattie croniche rispetto ai soggetti sani; sulla base di quelle osservazioni preparò dei vaccini specifici che somministrò ai pazienti cronici per via iniettiva con eccellenti risultati.

Bach venne, poi, esentato dal servizio militare per problemi di salute e non partecipò agli eventi della prima guerra mondiale. Improvvisamente, nel luglio del 1917, ebbe una emorragia che lo costrinse a farsi ricoverare e ad operare d’urgenza; gli fu diagnosticato un male incurabile che gli avrebbe permesso di vivere solo per tre mesi.

La forza interiore è la vera guarigione di fronte ad ogni malattia o evento sfavorevole del destino

Bach non si lasciò abbattere dalla brutta prognosi ; lasciato l’ospedale si impegnò attivamente nelle sue ricerche di laboratorio e contrariamente ad ogni previsione la sua condizione fisica migliorò e la prognosi infausta viene smentita.

Questo evento favorevole costituì un forte motivo di riflessione per Bach che giunse alla conclusione che la sua sopravvivenza doveva dipendere unicamente dal grande interesse ed entusiasmo che aveva manifestato per le sue ricerche.

Per ogni uomo avere degli interessi e delle passioni che ci stanno a cuore, avere dei progetti da realizzare, avere un compito da concretizzare per il bene degli altri sono gli impulsi più importanti che accendono il fuoco della volontà di vivere superando ogni ostacolo esteriore ed interiore.
Questa forza interiore è la vera guarigione di fronte ad ogni malattia o evento sfavorevole di destino.

Nel 1919 Bach entra, poi, nell’Ospedale omeopatico di Londra dove entra in contatto con tutto il pensiero e l’opera scritta di Samuel Hahnemann il fondatore dell’ Omeopatia con cui si sente in profonda armonia.

Importante per lui come per Hahnemann è poter curare il paziente e non la malattia, valorizzare i sintomi mentali del malato e non la sintomatologia fisica, avere a disposizione farmaci non tossici, privi di effetti collaterali e offrire ai pazienti cure dolci e benigne.

Nel frattempo Bach proseguì le sue ricerche ricercando rimedi più puri tra le piante e le erbe dei campi e dei parchi cittadini; ma fu ,soprattutto, nel Galles che trovò i primi tre fiori di quelli che più tardi avrebbero formato il suo nuovo modo di curare. Entusiasmato dai felici risultati legati all’uso di Mimulus, Impatiens e Clematis decise di chiudere per sempre con l’ospedale e il suo ambulatorio privato per spostarsi definitivamente nel Galles.

Nel 1931 Bach completa la prima serie dei dodici rimedi e pubblica il libro “I dodici guaritori” poi, pensa di affiancare altri fiori ai precedenti e nel giro di qualche mese completa la seconda serie che viene chiamata “I sette aiuti”.

Nel 1934 Bach si trasferisce in Francia sul Tamigi dove prepara altri dodici fiori chiamati “I diciannove assistenti”.

Nel 1936 Bach scrisse un altro libro denominato “I dodici guaritori ed altri rimedi” dove descrisse tutti i fiori in modo semplice in perfetta coerenza con il suo intento di scoprire un metodo curativo che sia facile da usare da tutti.

Ma, improvvisamente, il 27/11/36 Bach muore nel sonno lasciando a tutto il genere umano il grande dono di un efficace sistema di cura e di un nuovo modo di pensare la natura umana e della sua tendenza a cadere ammalato.

Il Pensiero filosofico di Bach

Per Bach niente nella natura può farci del male se come uomini si è felici e in armonia con se stessi, con gli altri e con il mondo e se, soprattutto, si ha uno scopo per la propria vita, una meta da raggiungere, un’ ideale da concretizzare.

L’armonia interiore sorge nell’uomo perché la sua parte animico-spirituale, la sua scintilla divina è costantemente connessa con il mondo divino e i suoi impulsi spirituali.
Per effetto di questo legame l’interiorità umana da una parte manifesta gratitudine, meraviglia e devozione per il dono della vita in terra e per le bellezze della creazione e dall’altra si sente profondamente motivata a diffondere pace ed armonia e ad avere iniziative capaci di ridurre sofferenza, dolore e malattia.

Quando, però, questa connessione con la propria origine divino spirituale viene a mancare ecco che diventa confuso il nostro cammino in terra e non si ha più uno scopo per vivere; i nostri pensieri, sentimenti e azioni mancano di ampiezza, altezza e spessore e si mostrano deboli, vaghi e superficiali.
Ci si sente sopraffatti dai valori del materialismo ed emerge narcisismo, passionalità ed aggressività; prevalgono gli interessi personali e la pura soddisfazione degli istinti di sopravvivenza e di piacere.

Prevale, allora, la maschera della personalità sulla nostra essenza spirituale che non riesce più a guidarla e a ispirarla e si genera un conflitto tra le parti di se che non sono più in armonia.

Il conflitto all’interno del nostro mondo interiore genera a sua volta uno squilibrio energetico che altera i normali flussi vitali facendo comparire rallentamenti o accelerazioni, ristagni o blocchi.

Questa disarmonia genera a sua volta senso di malessere, disturbi fisici e stati d’animo di disagio e sofferenza emotiva; nascono, così, diversi e mutevoli stati d’animo che segnalano la condizione di
infelicità in cui ci si trova a vivere e che in genere non si sa spiegare o che si cerca di giustificare con argomentazioni per lo più logiche (si dà la colpa ad un certo alimento, al colpo di freddo al cattivo umore etc…).

I dodici stati d’animo fondamentali alla base dello squilibrio e della infelicità

Bach individua i dodici stati d’animo fondamentali che stanno alla base dello squilibrio e della infelicità; ognuno di essi costituisce il segnale di una interferenza negativa e di un condizionamento che toglie la libertà e la gioia di vivere.

1) Ritegno

2) Paura

3) Preoccupazione

4) Indecisione

5) Indifferenza

6) Debolezza

7) Dubbio

8) Freddezza

9) Ignoranza

10) Impazienza

11) Terrore

12) Dolore

I Fiori di Bach

Secondo Bach ogni pianta si caratterizza per una qualità specifica ed in particolare il fiore rappresenta una  qualità concentrata al massimo grado.
Il fiore è, infatti, il portatore di un messaggio antico, originale, archetipico che è connesso con le forze psichiche ancestrali presenti alle origini della creazione ed effuse nel cosmo sino a compenetrarne l’essere di ogni creatura vivente secondo gradi diversi. Nel corso dell’evoluzione molte di queste creature hanno conservato più a lungo l’impronta originale mentre altre se ne sono allontanate per sviluppare altre facoltà e capacità: è il caso dell’uomo mentre il fiore le ha invece conservate in un modo più duraturo.
Il fiore porta all’uomo un modello che non si è degradato nel tempo e che offre un potente messaggio generatore di equilibrio e di salute.

Il metodo ideato da Bach viene chiamato floriterapia e si caratterizza per il fatto di utilizzare fiori essenzialmente selvatici, raccolti in zone non inquinate e nel momento di massima fioritura quando la carica energetica assunta dal fiore raggiunge il suo massimo.

Le essenze floreali raccolte vengono, poi, preparate secondo due modalità) i fiori sono posti in un recipiente di vetro contenente acqua purissima di origine sorgiva ed esposti al sole per circa 3-4 ore; poi, si eliminano i fiori, si filtra l’acqua e si aggiunge una pari quantità di brandy come conservante  2)i fiori dopo essere stati fatti bollire in acqua pura sorgiva (a  causa della loro fioritura in periodi di maggiore debolezza solare o per la presenza di parti legnose) vengono filtrati e addizionati al brandy come conservante.

Dei 38 rimedi che formano la metodica curativa ce ne sono tre che non provengono dai fiori silvestri e sono Olive, Vine, Cerato mentre un quarto non è un fiore ma acqua sorgiva.

Prenota una visita

12 + 5 =

Questi 38 rimedi vengono utilizzati per curare i sette principali stati d’animo e le loro particolari sfumature:

  • Paura
  • Incertezza
  • Disinteresse
  • Solitudine
  • Farsi condizionare
  • Scoraggiamento
  • Preoccupazione

Questi 38 rimedi possono essere associati tra loro a seconda delle necessità individuali; è però preferibile non utilizzare più di 5 rimedi assieme per poter valutare con maggior chiarezza il loro effetto e per poter operare successivi aggiustamenti.

Grazie a questi rimedi è possibile avere una cura dolce, semplice, innocua capace di infondere armonia al corpo e alla psiche del paziente e in grado di far ritrovare ed esprimere le innate valenze positive presenti nella persona.

Per esperienza si ritiene molto utile che  mentre il paziente si cura con i Fiori di Bach possa anche leggere una delle sue opere principali: Guarisci te stesso – I dodici guaritori ed altri rimedi – Libera te stesso.

Specializzazioni