''Se l'ape scomparisse dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita''

Albert Einstein

Apiterapia o virtù terapeutiche dei prodotti naturali delle api

Dal mondo delle api, insetti organizzati in una comunità sociale altamente evoluta, si possono ricavare prodotti di grande importanza alimentare e terapeutica.

La comparsa dell’ape sulla terra ha senza dubbio preceduto quella dell’uomo, come testimoniano alcuni ritrovamenti fossili risalenti ad antiche epoche di evoluzione geologica (Oligocene e Miocene, rispettivamente 40 e 35 milioni di anni fa, mentre i più antichi reperti fossili umani risalgono solo a 3 milioni di anni fa).

Dall’ epoca di Ippocrate in avanti l’ape accompagna tutte le tappe dello sviluppo umano sino ai tempi nostri.
All’esperienza pratica tramandata nel corso dei secoli si è aggiunta sia la conoscenza scientifica che la preparazione igienico-tecnologica insieme all’ampliamento dell’uso dei prodotti naturali dell’ape, presenti ormai sul mercato sotto varie forme alimentari e terapeutiche.

Vediamo ora di approfondire queste ultime, soprattutto per ciò che riguarda le malattie delle vie respiratorie.

Miele

Si ottiene dalla trasformazione del nettare dei fiori compiuta all’interno dello “Stomaco” dagli enzimi prodotti dalle ghiandole labiali dell’ape operaia.
Si tratta di una sostanza molto complessa costituita essenzialmente da zuccheri semplici (glucosio e fruttosio per il 90%), zuccheri complessi (saccarosio e altri in minore concentrazione), amminoacidi, enzimi, acidi organici e inorganici, Sali minerali, oligoelementi (potassio, zolfo, calcio, sodio, fosforo, magnesio, silicio, ferro, manganese, rame, menzionati in ordine di concentrazione decrescente), vitamine (gruppo B, C, K e biotina) e sostanze aromatiche.
Sulla base di questi elementi è possibile indicare un’ azione terapeutica generale di tipo energetico, disintossicante, remineralizzante, antianemica, antisettica, cicatrizzante e sedativa.

Mentre sulla base della differenziazione del tipo di miele, a seconda del nettare ottenuto da una sola specie vegetale (miele monoflora), è possibile avere un’indicazione terapeutica più mirata:

  • Antinfiammatorio delle prime vie aeree –> Miele di acacia, corbezzolo
  • Antinfluenzale –> Miele di corbezzolo
  • Antisettico delle vie respiratorie –> Miele di abete, eucalipto, lavanda, limone, timo
  • Antispasmodico –> Miele di corbezzolo, issopo, melissa
  • Calmante della tosse –> Miele di borragine, centaura, issopo, eucalipto e tiglio
  • Febbrifugo –> Miele di girasole e di tiglio
  • Fluidificante del catarro –> Miele di epilobio, eucalipto, issopo e marrubio

Affinché l’effetto terapeutico del miele possa potenziarsi, è bene associarlo a una tisana specifica da prepararsi in modo molto concentrato e da incorporare al miele nella proporzione di una parte di tisana per due parti di miele.

Esempio: per le affezioni infiammatorie dell’apparato respiratorio bisogna farsi preparare dall’erborista una miscela costituita da 70 g di foglie di eucalipto e 30 g di fiori di timo. Prendere 10 g della miscela e versarci sopra 100 g di acqua bollente, lasciando in infusione per 20 minuti circa.
Quando la tisana sarà tiepida, prenderne 50 g e unirla a 100 g di miele di abete (timo o corbezzolo), che verrà assunto e consumato nel giro di tre giorni nella quantità di un cucchiaio più volte al giorno.
E bene che il preparato sia sempre conservato in un barattolo chiuso al riparo dalla luce.

Cera d’api

È un prodotto secreto dalle ghiandole poste a livello addominale.
La cera d’api è una miscela complessa di sostanze lipidiche insolubili nell’acqua e parzialmente solubili nell’alcol riscaldato, negli oli e nei grassi.

Si utilizza come componente di preparati, quali unguenti, pomate ed emulsioni.
Si può utilizzare anche da sola nei cataplasmi, utili nelle forme infiammatorie delle vie respiratorie caratterizzate da tosse tenace, stizzosa che disturba il sonno e procura dolore toracico-addominale.

Il cataplasma si prepara in questo modo:
si prendono 50 g di cera per i bambini o 150 g per gli adulti, che vengono riscaldati e resi fluidi a bagnomaria; poi si imbeve del tessuto di lino che verrà subito applicato sia sul petto che sulla schiena, proteggendoli con un panno di lana per mantenere il calore e la fluidità della cera il più a lungo possibile; l’applicazione può essere tenuta anche per l’intera notte e ha la sua indicazione principale nella bronchite acuta, cronica e nelle forme respiratorie associate a spasmo.

Polline d’api

È costituito da una moltitudine di granuli microscopici situati sugli stami del fiore: essi vengono raccolti e trasformati dalle api con la saliva in piccole pallottole che vengono riposte nelle cestelle delle zampe posteriori.
Il polline è formato da quasi tutti gli amminoacidi, da tre enzimi, dalla maggior parte delle vitamine sia idrosolubili sia liposolubili, numerosi zuccheri semplici, glucosidi e da quasi tutti i sali minerali e gli oligo-elementi.

Il polline ha numerose azioni terapeutiche, ma quelle che ci interessano di più sono:

  1. Effetto stimolante dell’appetito

  2. La crescita

  3. La resistenza capillare

Nel primo caso è particolarmente utile nei pazienti che hanno perso appetito a seguito di numerosi processi infiammatori e di recidive influenzali.

Nel secondo caso può essere utile nei bambini che, a causa dell’ingrossamento delle adenoidi o delle tonsille, presentano anche un ritardo nella crescita o nello sviluppo in genere.

Nel terzo caso viene indicato per tutte quelle condizioni di fragilità capillare, non dovuta a una precisa patologia, che portano alla manifestazione di frequenti e improvvise emorragie dal naso.

Il propoli

Le api utilizzano il propoli per chiudere l’ingresso dell’alveare nel periodo invernale o le fessure dell’arnia; per ridurre la porta di entrata, a protezione dai piccoli predatori e dagli insetti parassiti; per rivestire tutta la parete interna dell’alveare, i raggi del favo, i bordi delle cellette e infine per ricoprire le api morte o altri insetti uccisi (sottili pellicole di propoli hanno la capacità di impedire la putrefazione).
Il propoli nasce dalla raccolta di sostanze resinose, cerose, gommose, prelevate dalle api per mezzo delle mandibole dalla corteccia e dalle gemme apicali di molti alberi, come conifere resinose, betulle, pioppi, olmi, ontani, salici, querce e frassini.
In seguito il prodotto viene rielaborato dalle altre api che, dopo averlo arricchito con i propri secreti salivari, lo distribuiscono in tutto l’ alveare per favorirne la conservazione.
Una colonia di api può raccogliere circa 150-200 g di propoli in un anno.

La composizione media del propoli è la seguente:

  • 50 % –> resine e balsami
  • 30% –> cere
  • 10 % –> oli essenziali
  • 5% –> polline
  • 5 % –> materiale organico e minerali diversi

Il propoli è una sostanza solida e friabile a bassa temperatura, malleabile oltre i 30 gradi, insolubile in acqua, di colore variabile dal nero al verde-bruno e al giallo chiaro; ha sapore amaro e un profumo che ricorda la vaniglia o le gemme del pioppo.

Ha proprietà antinfiammatorie, batteriostatiche, battericide, antimicotiche, antivirali, vasoprotettive, stimolanti delle difese immunitarie, cicatrizzanti e anestetiche.

Nel nostro caso consigliamo il propoli sotto forma di soluzioni alcoliche a uso orale, soluzioni glicoliche per gargarismi, pillole, granuli, pasta dentifricia e preparazione per spray nelle seguenti patologie:

• Cicatrizzazione nelle gengive sanguinanti o nelle ferite traumatiche dei denti sulla faccia interna delle guance o sulla lingua.
• Formazione della placca batterica a livello dei denti e delle tasche paradentali.
• Infiammazione della mucosa della bocca come nelle afte, piorrea, stomatiti, mughetto e herpes.
• Infiammazione della gola e delle tonsille.
• Infiammazione dei seni paranasali.
• Infiammazioni dell’orecchio.
• Infiammazione della trachea e dei bronchi.

Il propoli viene assunto a scopo profilattico e curativo.

È indicato fare cicli di prevenzione ai cambi di stagione per proteggersi dalle escursioni termiche improvvise e per attivare quei processi di difesa indispensabili per reagire adeguatamente alle infezioni di quel periodo.

A questo proposito si consiglia almeno un cucchiaino di propoli, in soluzione idroalcolica diluita in due dita d’acqua, da prendere al mattino a digiuno per almeno 40 giorni.

Per curare, invece, le forme infiammatorie la soluzione alcolica deve essere assunta con maggiore frequenza nell’arco della giornata, anche ogni 2 o 3 ore, nella quantità di 20-30 gocce per poi rallentare la frequenza una volta che si ottiene il miglioramento.

I gargarismi con soluzione glicolica, nel mal di gola e nelle tonsilliti, devono essere fatti, almeno all’inizio, 4 o 5 volte al giorno per poi ridurli a 3 volte.
Le medesime indicazioni valgono per i collutori e gli spray orali per attenuare i disturbi della mucosa della bocca.

La soluzione alcolica al 20% diluita con soluzione fisiologica può essere utilizzata per inalazioni o aerosol nelle forme respiratorie più profonde.

Si usa infine il propoli, localmente sotto forma di pomata, nelle lesioni ai bordi delle labbra causate dall’herpes.

Veleno d’api

Il veleno è secreto da due ghiandole poste nell’addome e raccolte in una apposita sacca collegata al pungiglione; quest’ultimo è avvolto nella sua guaina protettiva e solo al momento di una grave minaccia viene estroflesso e conficcato nel presunto nemico.
Essendo uncinato, però, il pungiglione non può rientrare nell’addome, pertanto l’ape nel tentativo di separarsene se lo strappa, perdendo così una parte delle sue interiora e procurandosi la morte.
Il veleno fuoriesce appunto durante i tentativi di distacco del pungiglione.
Un uomo punto da un’ape, se non è sensibile o allergico, accusa solo tumefazione, bruciore, prurito e forte dolore locale.

In genere fino a poche punture (4-5) non si hanno disturbi generali, ma a mano a mano che aumentano si va incontro a una intossicazione caratterizzata da tachicardia, crampi, convulsioni, cianosi e difficoltà respiratoria con gravi complicazioni che richiedono con urgenza il ricovero ospedaliero.

Al soggetto allergico, invece, basta una sola puntura perché il veleno scateni subito i sintomi generali sopra descritti con il rischio di andare incontro allo shock anafilattico.

Il veleno d’api, per la sua composizione, possiede diverse proprietà terapeutiche di tipo antinfiammatorio, vasodilatatore, tonico del cuore e revulsivo e può essere anche usato per curare patologie articolari come reumatismo e artrosi deformante, alcune forme di nevrite e di nevralgie, certe cefalee, gli eczemi, l‘asma bronchiale, la tromboflebite, le ulcere e le piaghe.

La cura di queste malattie con il veleno d’api è molto diffusa nei paesi dell’Est ed è somministrata per via sottocutanea, sotto controllo medico dopo opportuna preparazione del rimedio farmacologico.

È possibile utilizzare gli effetti terapeutici del veleno senza creare inutili rischi per il paziente sfruttando le preparazioni di tipo omeopatico che annullano per il principio della diluizione infinitesimale ogni effetto tossico della sostanza.

Il veleno non viene estratto dall’ape ma tutta l’ape intera viene fatta macerare in alcol per un tempo di circa tre settimane a cui segue una decantazione. Il macerato così ottenuto si lascia a riposo ancora per tre giorni e viene poi ripetutamente filtrato.

Seguono i controlli di laboratorio con le tecniche più raffinate per verificarne la qualità ed eliminarne le eventuali impurità.

La tintura madre così ottenuta subisce a questo punto il trattamento specifico di diluizione e succussione omeopatica che man mano diventa sempre più spinta, fino a eliminare ogni effetto tossico del prodotto di partenza.

Il prodotto ottenuto, detto Apis mellifica, viene utilizzato proficuamente in opportune diluizioni decimali e centesimali nella faringite con febbre dotata di queste caratteristiche:

  • gonfiore e arrossamento della gola e dell’ugola che pende come una piccola vescicola ripiena d’acqua
  • dolori trafittivi e brucianti migliorati da bevande fredde o da applicazioni di freddo
  • febbre elevata a esordio rapido con alternanza di secchezza e traspirazione della cute in assenza di sete

Oltre alle faringiti – ma purché abbiano gli stessi sintomi – possono essere curate tonsilliti, foruncolosi del condotto uditivo, congiuntiviti, laringiti, reazioni d’orticaria o reazioni allergiche da punture da insetti vari.

Il farmaco Apis mellifica dev’essere somministrato alla 7 o alla 9 CH, nella posologia di 3-4 granuli ogni 30 minuti, perché ha un’azione rapida ma di breve durata.

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