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Storia della rinite allergica: il futuro

IL FUTURO

plumeria-829326_1280Quale situazione ci si può attendere per il futuro? Le allergie sono destinate ad aumentare o a rimanere costanti nel tempo?

A sentire i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità le malattie allergiche sono, senza dubbio, uno dei problemi più preoccupanti del nostro secolo e rischiano di diventare negli anni futuri una grave emergenza sanitaria che colpirà il 30% dell’intera popolazione mondiale.

Ormai le allergie non hanno più confini e colpiscono tutti i gruppi di età aumentando di anno in anno in media del 10-15%.

In Europa si valuta che ne siano affetti 80 milioni di persone di cui, almeno 10 milioni in italia.

Ma i dati sono destinati ad aumentare nei prossimi decenni per le seguenti ragioni.

Innanzitutto per l’aumento di temperatura del nostro pianeta, la cui febbre è in continua ascesa, e che determina profonde trasformazioni climatiche ed una estrema variabilità metereologica.

L’instabilità del clima e la tendenza al rialzo delle temperature locali costringe a far migrare molte specie animali e alla diffusione di molte specie vegetali in aree diverse dai siti di permanenza abituale entrando in conflitto di adattamento con la flora e la fauna indigene.

Il riscaldamento del clima non solo, poi, allunga la bella stagione facendo anticipare le fioriture e facendole durare per un tempo più lungo, ma, aumenta, anche, la quantità di polline liberato dalle piante che si diffonde nell’aria.

I periodi molto caldi favoriscono poi, lo sviluppo, delle muffe cariche di tossine che resistono alla cottura: è il caso dell’Aspergillus che produce le aflatossine.

Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro le aflatossine sono cancerogene per il tratto digestivo, per il fegato, per i polmoni e per i reni, ma solo se superano una certa concentrazione.

L’aumento della quantità di polline è, poi dovuto, anche, all’incremento della anidride carbonica a causa dell’inquinamento atmosferico, che fa crescere più velocemente le piante, le spinge a fiorire precocemente e a far diffondere alte concentrazioni di polline.

Ma è, soprattutto, l’inquinamento industriale associato a quello della viabilità e a quello del riscaldamento ad essere il principale responsabile del grave stato di tossicità ambientale e del grave pericolo per la salute umana.

L’aumento della temperatura e l’inquinamento atmosferico si incrementono reciprocamente a tal punto che circa un terzo della popolazione italiana vive in luoghi dove la concentrazione degli inquinanti supera costantemente la soglia di legge.

L’Agenzia europea dell’ambiente riporta dati molto preocupanti: per effetto dell’inquinamento nel 2012 ci sono stati 436000 morti premature in Europa di cui 84400 in Italia.

Lo smog riduce la vita umana e contribuisce alla diffusione di gravi patologie quali malattie cardiache, patologie respiratorie e alla comparsa di forme tumorali.

Gli inquinanti più problematici per la salute umana sono: il particolato (Pm), l’ozono troposferico (03), e il biossido di azoto (NO2).

Tra le regioni europee in pessime condizioni, a causa dello smog, si ricordano alcune aree del Benelux, la Ruhr in Germania, la metropoli di Londra e la pianura Padana.

Le concentrazioni dei gas tossici a bassa quota favoriscono il passaggio dei pollini o di sostanze allergizzanti attraverso le mucose delle vie aeree superiori mentre il particolato veicola gli allergeni fino alle strutture più profonde dei polmoni.

All’inquinamento ambientale esterno causato dalle attività umane si deve,poi, aggiungere il non trascurabile inquinamento delle nostre abitazioni legato, sia, alle nostre abitudini e tradizioni e, sia, ad una ostinata volontà di risparmio.

Ci si circonda,infatti, di sostanze chimiche e di materiali sintetici in ogni ambito della propria casa, per esempio sui muri da imbiancare, nei mobili d’arredamento, nei prodotti per la pulizia della casa, nelle coperte, cuscini, tappeti e tendaggi.

Si tende, poi, ad aprire poco le finestre, non si puliscono i filtri del condizionatore d’aria e si tende a fumare in casa.

L’aumento del contatto con gli allergeni, oltre all’inquinamento esterno ed interno e alla circolazione di maggiori concentrazioni di pollini nell’aria che si respira, può dipendere, anche, da uno stile di vita di tipo “ occidentale” caratterizzato cioè, dalla tendenza ad usare molto l’automobile e a consumare molta benzina, ad acquistare alimenti preparati a livello industriale ricchi di additivi e conservanti, a consumare verdura e frutta fuori stagione, ad utilizzare prodotti chimici per l’igiene personale e la cosmesi, ad acquistare,infine, abbigliamento fatto con tessuti sintetici.

A questo punto c’è da sperare che i popoli e i paesi emergenti non cerchino di imitare troppo lo stile di vita occidentale e che sappino limitare i loro consumi e le tragiche conseguenze di una industrializzazione senza limiti.

Da parte dei paesi e dei popoli più avanzati ci si augura, invece, che sappiano sviluppare metodi di diagnosi e di cura delle malattie allergiche sempre più avanzati capaci di apportare un maggiore equilibrio al sistema immunitario.

Solo dall’incontro della saggezza di vita dei popoli emergenti con i progressi medici dei popoli più tecnologizzati sarà possibile vivere tutti assieme sulla terra senza distruggerla.

Storia della rinite allergica: presente

IL PRESENTE

Chi è, oggi, che si ammala? Perchè? Con quale frequenza e in quali circostanze?

Il diventare ipersensibili a qualche allergene presente nell’ambiente in cui si vive, o sul posto di lavoro o nella propria casa, dipende da molteplici fattori predisponenti spesso tra loro associati.

Il primo fattore è legato ad una certa predisposizione familiare ovvero chi soffre di allergia appartiene ad una famiglia in cui l’allergia è già presente a livello genetico.

Essere predisposti, però, non significa necessariamente essere allergici, ma solo che ci sono delle buone possibilità che questa manifestazione possa esprimersi qualora l’allergene entrerà in contatto con il soggetto predisposto.

Il secondo fattore che può indurre l’allergia è l’esposizione continua ad una sostanza naturale o chimica a causa del proprio lavoro o del particolare ambiente in cui si vive con comparsa di una forte reattività allergenica; ovvero il nostro organismo a seguito del contatto ripetuto con una certa sostanza estranea reagisce in modo ipersensibile con una reazione immunitaria eccessiva che può essere locale o generale.

In base alla zona di contatto con l’allergene si ha una zona di sensibilizzazione dove si verifica la reazione allergica specifica che può essere a livello della mucosa nasale o respiratoria nel caso degli allergeni inalati; a livello della superficie corporea nel caso di un contatto diretto sulla pelle; a livello della mucosa orale o gastro-intestinale nel caso di ingestione alimentare o da farmaci.

pollen-1056342_1280Il terzo fattore dipende dalla natura degli allergeni inalati che variano come concentrazione e diffusione a seconda del ciclo delle stagioni.

Nelle zone climatiche temperate, in primavera, l’impollinazione vede prevalere il polline degli alberi; nella tarda primavera-prima estate aumentano i pollini delle graminacee; in estate cresce il polline delle compositee; con il clima caldo-umido crescono e si diffondono le spore di muffe e funghi; in autunno sale, infine, il polline delle erbe.

La capacità dei pollini diffusi nell’aria di provocare una rinite allergica dipende,anche, dalle dimensioni degli allergeni che possono variare da 10 micron a 100 micron.

Il naso ha una mucosa capace di filtrare particelle superiori ai 10 micron; quelle molto voluminose vengono trattenute e rimangono a contatto della mucosa facendo scatenare la reazione di ipersensibilità, quelle, invece, più piccole attraversano, facilmente, le vie aeree superiori e scendono fino ai polmoni stimolando, anche qui, una reazione allergica.

Il quarto fattore dipende dalla struttura anatomica del naso e dalla sua capacità fisiologica di funzionare come organo depuratore delle impurità, come organo riscaldatore dell’aria inspirata e, infine, come organo umidificatore.

In condizioni normali l’aria passa nelle fosse nasali alla velocità di 2 metri/secondo, si riscalda a circa 36 gradi a contatto dei turbinati ricchi di vascolarizzazione, si umidifica sino al 95% di saturazione a contatto dei liquidi delle ghiandole sieromucose che forniscono circa 500 ml di acqua al giorno e, infine, l’aria inalata viene depurata dall’epitelio ricco di ciglia vibratili che si muovono alla velocità di 4-6 battiti al secondo.

Se sono presenti alterazioni strutturali quali deviazione o perforazione del setto nasale, disfunzioni quali ipertrofia dei turbinati o poliposi nasale l’aria inspirata non può circolare in modo regolare e viene obbligata a stazionare per un tempo più lungo a contatto della mucosa nasale stessa.

Questo fattore associato ad una aria inspirata ricca di pollini e di polveri induce a immediate reazioni locali di ipersensibilità allergica.

Il quinto fattore è fornito dall’incidenza dell’età e del sesso nel facilitare l’insorgere delle malattie allergiche.

La rinite allergica agli acari della polvere si presenta di solito dopo il quinto anno di età, mentre, la pollinosi allergica inizia, in genere, alla pubertà con un picco intorno ai 20 anni per la parietaria.

Nella rinite allergica per i pollini delle graminacee e di altre piante sia di tipo erbaceo che arboreo si raggiungono i più alti livelli attorno alla fascia di età che va dai 25 ai 30 anni.

Per quanto riguarda il sesso vi è una lieve prevalenza dei maschi sino al quindicesimo anno di età, poi, sono le donne a prendere il sopravvento.

Nei paesi industrializzati è, circa, il 18-30% delle donne in età fertile a soffrire di malattie allergiche ma controlli più precisi su vasta scala rilevano, ormai, rischi più elevati, anche, per gli uomini.

Come ultimo fattore importante a far emergere le allergie è legato al forte consumo di antibiotici e di prodotti per l’igiene della casa atti ad eliminare batteri e microrganismi vari sia nel nostro organismo e sia nell’ambiente dove si dimora.

Sembrerebbe che proprio il voler vivere in un mondo completamente asettico e in completa assenza di malattie infettive predisponga maggiormente il nostro sistema immunitario a sbilanciarsi e a diventare iperreattivo nei confronti di ogni sostanza allergenica estranea comprese le sostanze presenti in natura.

Presto online la terza parte!

Storia della Rinite Allergica: passato, presente e futuro – prima parte

IL PASSATO

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Conosciamo tutti la forma allergica che colpisce la mucosa nasale caratterizzata da starnuti ripetuti e frequenti, intensa secrezione chiara, prurito al naso, al palato e agli occhi, congiuntivite e lacrimazione oculare.

Questa sintomatologia appare più evidente in determinati periodi dell’anno quando i fiori e le parti maschili degli alberi e delle piante disperdono nell’aria, in tempi diversi, i pollini per la fecondazione dei fiori e delle parti femminili della stessa specie.

Oggi ne soffre una persona su cinque in un modo che può essere lieve oppure intenso.

Ma com’era la situazione nel passato? Le civiltà antiche ne soffrivano e in che modo?

Anche se non è possibile dedurre, dalle fonti storiche originali, informazioni che abbiano un valido fondamento scientifico è sempre, però, possibile farsi alcune immagini di quali forme patologiche soffrivano i nostri antenati.

Nei papiri medici del 1500 a.C. si accennava, per esempio, a stati di congestione della mucosa nasale accompagnata da congiuntivite e da senso di peso a livello dei seni paranasali per eccesso di secrezione liquida.

Nell’opera di Ippocrate si parlava di quadri clinici catarrali ed ostruttivi caratterizzati da abbondante secrezione nasale, starnuti ripetuti ed incessanti e bruciore agli occhi; quadro clinico chiamato con il termine greco di ”Koriza” (da Kara-testa e Zeo-infiammare).

Molti medici romani identificarono la ”Koriza” con qualsiasi forma di rinite ipersecretiva ed usarono le parole latine di ”destillatio” , di ”stillicidium” e di ”gravedo” per indicare l’abbondante produzione di liquido chiaro, il suo costante gocciolamento e il senso di risentimento presente a livello dei seni paranasali.

Secondo Galeno e la teoria dei quattro umori ne soffriva di più il temperamento malinconico completamente immerso nel freddo-umido e la forte secrezione nasale, così tipica, era l’espressione di una ”evacuatio cerebri” ovvero di uno spurgo cerebrale che poteva fermarsi in gola oppure scendere più profondamente nei polmoni dando origine alle due forme cliniche di rinite o di asma allergico.

Negli scritti del medico arabo Rezes vissuto nel nono secolo si descriveva una forma patologica soprannominata ”raffreddore o catarro delle rose” contraddistinta da una copiosa produzione di liquido nasale, starnuti a salve e lacrimazione; ne erano colpiti, soprattutto, alcuni soggetti in primavera quando i giardini erano tutti fioriti e le rose di Damasco, in particolare, diffondevano il loro intenso profumo.

Ancora per tutto il Rinascimento vennero descritte ipersensibilità primaverili alle rose che impedivano a diverse persone di frequentare i giardini costringendole a rimanere chiusi in casa sino al termine della fioritura.

In realtà non erano proprio le rose la causa delle forti forme allergiche, (si tratta anzi, di un fiore con pochissime valenze allergeniche), bensì lo erano le altre piante della famiglia delle graminacee, delle composite , delle urticacee , delle betulaceee e delle fagacee che disperdevano i loro pollini nell’aria primaverile ed estiva.

Nel secolo sedicesimo fu un medico italiano, Leonardo Botallo, a descrivere,per la prima volta dopo Razes, una sindrome di ipersecrezione nasale caratterizzata da forte rinorrea, starnuti, prurito nasale e faringeo e pesantezza alla testa determinata da diversi fiori e piante, soprattutto, gigli,viole, muschio e rose; questa sindrome venne denominata ”febbre delle rose” o ”catarro delle rose”.

Nel diciasettesimo secolo, per quanto, si cercassero nuove spiegazioni alla vecchia teoria umorale e si gettassero le fondamenta della fisiologia, ancora, si confondevano tra loro le riniti su base infettiva e quelle su base allergica.

Inoltre, in quest’ultimo caso, non si distingueva, ancora in modo preciso, quali fossero gli allergeni scatenenanti l’allergia e il loro modo di isolarli, dal momento che potevano essere sia i fiori di piante che di alberi, sia le piume che i peli di animali e sia le muffe che le polveri.

In questo periodo storico ,fu soprattutto, il medico Conrad Viktor Schneider che si caratterizzò per spiegare l’eccesso di secrezione nasale, non come conseguenza dell’ ”evacuatio cerebri” secondo la teoria galenica, ma, bensì, per un incremento quantitativo e temporaneo del muco che formatesi a livello nasale discendeva, poi, nel rinofaringe copioso a seguito di stimoli irritativi ricorrenti.

Altri medici avendo constatato un numero maggiore di donne affette da allergia arrivarono alla facile conclusione che detta patologia poteva essere generata da forte suggestione e dalla inclinazione all’isterismo.

Ma fu ,soprattutto, Jacob Costant De Rebecque che si avvicinò più degli altri alla verità, per il fatto che descrisse in modo chiaro e preciso, non solo la sintomatologia della rinite allergica ma anche l’eziopatogenesi in quanto ipotizzò che detta patologia fosse scatenata dalla presenza nell’aria di particelle volatili liberate dai fiori e accolte con la respirazione dalla mucosa nasale con forte risposta irritativa locale.

Il diciottesimo secolo vide alcuni progressi nel campo allergologico riscontrando alcune forme di rinite ed asma allergico su base professionale; forme ipersecretive si evidenziarono, infatti, nel lavoro dei fornai, dei mugnai, dei scalpellini, dei muratori, dei parrucchieri e degli speziali preparatori di specialità galeniche.

Ma è solo nel diciannovesimo e nel ventesimo secolo che grazie alla nascita della Immunologia, nuova branca della medicina moderna, si potranno scoprire molti dei misteri legati alla comparsa delle allergie.

Bisogna attendere il 1819 per avere una descrizione clinica molto fedele e accurata dei disturbi che colpiscono un soggetto allergico; è stato, infatti, il medico inglese John Bostock a descriverla in un modo molto preciso, forse, anche perchè lui stesso ne soffriva. Oltre ad individuare gli allergeni specifici legati al polline dei fiori riscontrò che era una patologia molto rara per chi viveva in campagna o a contatto della natura, mentre era molto più frequente nelle classi sociali più elevate che vivevano per lo più in città.

Nel 1830 il medico inglese John Eliotson riconobbe che la patologia chiamata febbre di fieno (Hay Fever) che compariva nel periodo della mietitura poteva dipendere, soprattutto, dalla fioritura delle graminacee e dal contatto con peli animali; aveva, poi notato che, trasferendo alcuni soggetti allergici in ambienti freschi di montagna o salubri di mare, compariva un netto miglioramento concluse che era importante allontanare chi ne era affetto da ogni sorgente specifica allergenica a cui si risultava sensibili.

Ma è solo nel primo decennio del 1900 che in un ospedale di Londra (St. Mary’s Hospital) sorse un vero e proprio reparto di allergologia dove venne messo a punto un metodo diagnostico e un metodo di cura. Grazie ai medici, John Freeman e Leonard Noon e ai loro collaboratori, vennero raccolti estratti di polline da alcune graminacee e dopo averli inoculati in piccole dosi nell’occhio di alcuni pazienti vennero evidenziati, nei soggetti sensibili, livelli diversi di irritazione congiuntivale: più il paziente accusava una forte risposta locale e più il soggetto dimostrava di essere sensibile a quella specifica sostanza iniettata. Una volta fatta, così, la diagnosi si curavano le persone affette iniettando a livello sottocutaneo dosi poco concentrate dello stesso estratto che aveva causato la reazione congiuntivale comportandosi, così, da vaccino curativo.

Così nel ventesimo secolo si potè, finalmente, fare una adeguata diagnosi e curare in un modo più efficace del passato le malattie allergiche. Lo stesso termine allergia venne utilizzato per la prima volta, nel 1906, dal medico austriaco Clemens von Pirquet per indicare una esagerata reattività dell’organismo a sostanze inalate o ingerite.


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